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RENATO MERLINO, io e il teatro romanesco, 40 anni di professionismo teatrale 1973-2013.

30 Ottobre 2013 - ARCHIVIO
RENATO MERLINO, io e il teatro romanesco, 40 anni di professionismo teatrale 1973-2013.

Di: Fabiana Carucci

 

                                                       foto tratta da: www.canzoneromana.net

 

….IL MONDO PER VOI E’ UN TEATRO. PER ME IL TEATRO E’ IL MONDO!…

40 ANNI SUL PALCO, UN ATTORE ROMANO DE ROMA, UN GIORNALISTA POETA E REDATTORE DEL GIORNALE TRESTEVERINO “RUGANTINO”, UN AUTORE DI MOLTE COMMEDIE TRA CUI: MEO PATACCA E ER CONTE TACCHIA! SIGNORE E SIGNORI, RENATO MERLINO!!!

 

 

 

Renato Merlino è uno dei più grandi caratteristi del teatro romanesco: sua è la penna che ha scritto tante commedie indimenticabili e portate in scena da molti grandi! Vi ricorda qualcosa il titolo MEO PATACCA? ER CONTE TACCHIA? Sicuramente si. Poi l’avrete visto calcare le scene al fianco di Laganà o di Alfiero Alfieri, avrete letto le sue poesie in romanesco ben custodite nel CENTRO DI CULTURA ROMANESCA TRILUSSA. Se poi leggevate il giornale ed eravate a Roma intorno agli anni ’70, bhe, allora non vi sarà sfuggito il RUGANTINO che <tirava> 30.000 copie…non male vero?

In occasione di questa ricorrenza, Renato Merlino ha rinchiuso i suoi momenti salienti in un libro edito dall’Accademia Trilussiana.

  

Era il 1967 e sulla scena romana, si faceva apprezzare un giovane Renato Merlino che saliva sul palco e declamava le sue apprezzate poesie romanseche…

 

R.M. “Si si, sono entrato a fare teatro nel 1967 con le mie poesie romanesche ed ero anche redattore del  giornale <Rugantino> che rugava il martedì il giovedì ed il sabato e vendeva 30.000 copie a settimana, tantissime allora; ma anche ora va! Quella è stata una grande esperienza, venivamo pagati come professionisti delle poesie che scrivevamo. Allora il lavoro era rispettato e veniva pagato: oggi si deve pagare per scrivere le poesie! Mah!

Comunque, torniamo al palcoscenico. Mi chiamarono per un’esperienza al Piccolo Teatro di Castel S. Angelo, dove però, come in altri posti del resto, mi veniva richiesto di parlare in italiano perfetto e senza accenti, cosa per me difficilissima perché la mia cadenza è molto marcata. Nel 1970, nacque il Centro Romanesco TRILUSSA. Due dei fondatori, il regista Bruno Ciangola ed il commediografo Alfredo Crociani formarono una filodrammatica dialettale e scrissero per l’occasione una commedia intitolata: <Qui Trastevere>: siccome avevo avuto già questo piccolo trascorso teatrale mi vollero in Compagnia e misero il mio nome in grande, sbagliando però perché all’epoca non ero ancora un attore professionista. La commedia andò veramente bene, tanto che andammo a portarla in scena anche a Faenza al teatro Masini ed anche li ebbe grande successo. Da quel momento ci fu il mio decollo. Checco Durante stava cercando un giovane interprete da inserire nel cast della sua nuova commedia: così, dopo avermi visto sul palco si avvicinò e disse: <vuol venire con me?> Io gli risposi: <va bene vengo>. Così, semplicemente. In questo modo entrai nella Compagnia di Checco Durante.

Da allora il teatro Rossini, dove appunto ho deciso di festeggiare ii miei 40 anni di attività, divenne la mia seconda casa. Quando Checco Durante morì, fu subito sostituito da Enzo Liberti, poi Manuele Magnoni, poi Alfiero Alfieri, e con tutti loro ho fatto il caratterista. Un piccolo enigma in proposito voglio raccontarlo. Non avendo giardino esterno il teatro Rossini e non potendo usufruire di uno spazio aperto a Roma, l’estate portavamo in scena le commedie con Alfiero, in giro per il Lazio. Andavamo a Zagarolo, Cerveteri, Tarquinia, Bolsena, Civitella e molti altri posti. Alfiero Alfieri, che era laziale sfegatato, per accogliere in sala le associazioni romaniste con Franco Sensi si vestiva persino di giallorosso. Che cosa non si fa per l’arte. All’epoca anche questo sfottò calcistico tra tifosi romanisti e laziali era un gioco, uno sport e si basava comunque sul rispetto di fondo; anzi spesso diventava anche piccolo sketch.

Per 32 anni venivo ogni giorno a lavorare al teatro Rossini, qui alle spalle del Pantheon, come un impiegato. Alfiero Alfieri decise un bel giorno di andare in Australia ed io mi ritrovai disoccupato dopo 32 anni; improvvisamente! E invece no. Subito mi chiamarono, nella loro Compagnia, Tosca (che vinse San Remo nel 1986) e Massimo Venturiello: assieme girammo l’Italia per due anni rappresentando <Gastone>, la commedia di Petrolini. In questo periodo, in intervalli di tournée ho anche recitato al teatro Manzoni con Laganà in <Cose di Casa>, con Paola Cruciani”.

 

Un brusco cambiamento dunque, ma mai un’interruzione.

R.M. “Infatti. Finita anche questa esperienza di due anni, iniziai allora a lavorare al teatro Tirso ed a scrivere commedie, tra cui MEO PATACCA, ER CONTE TACCHIA, ME SO SPOSATO 5 VORTE. Sono stato e sono molto amico di ENRICO MONTESANO, che è impegnato con questa sua ultima bella commedia, andata in scena al Brancaccio. Anzi, lui ha scritto anche un libro, un romanzo ed io l’ho aiutato nello scrivere proprio la parte romanesca. Qualcuna di queste commedie che scrissi venne rappresentata; altre stanno ancora li nel cassetto.

Creai una Compagnia con cui recitammo <Amore di Notte> di Petrolini, ambientandola al tempo della breccia di Porta Pia. Lo scorso anno sono salito sul teatro Nicolò IV di Sorano e quest’anno mi ha visto impegnato in uno spettacolo di piazza. Insomma, posso dire che in 40 anni di attività non sono stato MAI fermo: ma mai davvero eh!”

 

E adesso?

R.M. “Ehhhh e adesso non lo so che mi succederà. Voglio continuare certo, ma adesso scelgo io. Per 40 anni sono stato scelto da altri: adesso tocca a me scegliere.

Continuerò a fare il caratterista del teatro romanesco. Il teatro romanesco ha una tradizione che risale fino alle prime manifestazioni cristiane del 1.300, con la passione di Cristo. Per le strade di Roma veniva messa in scena la Passione di Cristo e tutto il popolo partecipava e si emozionava, tanto che tiravano i sassi o menavano proprio, quelli che fustigavano Gesù. Il romano è così: entra nella scena, ieri come oggi.”

 

Che ne pensa del panorama attuale dei giovani attori e che direbbe loro?

R.M. “Bhe, ci sono dei bravi attori e il panorama mi sembra fertile. Se dovessi dar loro  un consiglio gli direi di mettersi dietro le quinte e guardare: guardare e vedere, far tesoro dei professionisti più bravi: imparare con umiltà da quelli più bravi e con più esperienza. Io così ho fatto! Oggi, come allora, intraprendere questo mestiere comprende anche lo scotto di dover lavorare duro e fare tanti sacrifici, però io tornassi indietro, rifarei tutto quanto! Tra le altre cose, il teatro mi ha aiutato moltissimo a crearmi una mia personalità. Ero molto timido prima di iniziare questo mestiere: un po’ mi ha anche aiutato lo sport, perché mi sono messo a giocare a Rugby e così ho acquisito lo spirito di squadra ed anche la sicurezza e la conoscenza della mia fisicità. Poi, quando sono salito sul palco ho iniziato anche a superare quella timidezza che mi faceva diventare rosso anche se rispondevo a qualcuno per strada che mi chiedeva un’informazione. Adesso non me ne importa ‘gnente. Parlo con tutti e non vedo con timore se vicino ciò qualcuno con un grado più alto di me. Per me so tutti uguali. Il teatro mi ha costruito”.

 

C’è qualche autore, spettacolo o attore tra gli emergenti che l’ha colpita? Vede qualcuno che potrebbe definire suo erede in arte?

R.M. “Si. Ultimamente sono stato a vedere D’Angelo che fa uno spettacolo su Roma molto bello. Che io prediliga il romanesco è cosa nota, ma ciò non toglie che la mia attenzione è sull’intero panorama italiano. Ognuno però ha un suo stile e io non credo ci sia perciò un erede di Merlino. E’ importante avere un proprio stile, ma davvero. Le faccio un esempio: tempo concorrevo per un premio e vinsi; una delle volte dopo, quando assegnarono il premio erano convinti che ero ancora io il vincitore; in realtà era qualcuno che mi somigliava, eppure ebbe solo l’effetto di rafforzare ancora di più la mia presenza, il mio modo di recitare, non il suo. Sicuramente molti mi copiano e ci sono alcuni che fanno anche delle parodie. Va tutto benissimo ma ad un emergente dico di trovare uno stile che sia tutto suo e così potrà essere maggiormente incisivo e…indimenticabile.”

 

Com’è rivedersi da sotto il palco mentre qualcuno la imita o fa una parodia?

R.M. “Non mi piaccio! Rivedo i filmati e le registrazioni di quanto faccio e non mi piaccio mai perché vorrei essere più bravo”.

 

Quali momenti le hanno regalato maggior emozione in questi 40 anni di carriera?

R.M. “Quando ho lavorato con il <Gastone>, eravamo alla Pergola, il più bel teatro di Firenze, e un signore che sembrava De Sica, finito lo spettacolo, mentre stavamo ringraziando  è venuto dall’ultima fila fin sotto il palco ed ha gridato: <Questo è teatro!> Ecco, io lì, mi sono davvero sentito molto importante. Non solo io ma mi sentivo che tutta la Compagnia era importante ed io una ruota di quel carro davvero bello. Un altro momento è senza dubbio la nascita dei miei figli e dei nipoti. La mia famiglia è sempre stato il mio motore: la mia forza. Avrei potuto fuggire di qua e di là con questa o quella da giovane. Non l’ho mai fatto perché credo nella forza della famiglia e nell’amore vero. Gli attori vengono messi su un piedistallo e  inseguiti, bramati: ma si deve capire che siamo lavoratori come gli altri, persone con pregi e difetti come tutti.  E’ un’arte la nostra ma anche un qualcosa che facciamo e ci piace fare, ecco! La scintilla di chi fa quello che gli piace e si esprime, questo ci muove e vale tutti i sacrifici fatti e da fare! Se dovessi dire se ho un rimpianto, l’unica cosa che mi viene in mente è quella di non aver iniziato prima. Forse adesso mi guarderei e mi sarebbe piaciuto vedermi, se avessi avuto ancora più esperienza e preparazione. E’ il mio modo di fare quello di essere critico e fare attenzione agli sbagli. Anche di altri. Guardo un attore o un’opera e percepisco subito i difetti, gli errori. Ma non sono solo così critico eh! Quando penso a me ed a quello che ho fatto partendo da nulla ed essendo nessuno mi dico che sono stato proprio bravo e che tutto quello che ho oggi, lo devo soprattutto a ME e alla mia determinazione e testardaggine. Non è poco!”

Per approfondimenti:

www.teatrorossini.it

http://www.060608.it/it/cultura-e-svago/istituzioni-culturali/strutture-culturali/centro-romanesco-trilussa.html

www.canzoneromana.net