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Fair Play – l’arte del vivere con lealtà, gentilezza ed empatia verso il prossimo ed il mondo.

27 Febbraio 2017 - VI PROPONGO

Di: Fabiana Carucci – Direttore Editoriale www.italianbabylon.net

Premi speciali alla città di Amatrice e  all’attore scomparso Bud Spencer  simboli di coraggio e lealtà. Dacia Maraini in video messaggio promuove una cultura della gentilezza in Italia. Assente il premio Nobel James D. Watson, che augura all’umanità di ritrovare se stessa e sposare la cultura del Fair Play. 

Quando è troppo è troppo! Iniziamo ad essere davvero tanti, noi che non vogliamo più un mondo fatto di cattiveria, arroganza, egoismo e slealtà ad opera dell’umanità nei confronti di tutto e tutti. Ingurgitati da una spirale di crescente cattiveria che si auto celebra ed alimenta se stessa, già da tempo abbiamo iniziato a sentire il bisogno di ritrovare quella strada che inizia con qualche passo indietro, a quando la cortesia era ancora di moda, per andare dritti verso un domani in cui l’umanità deve trovare un diverso modo di rapportarsi. Alla luce di tutto questo bisogno di cambiamento che diviene sempre più esigenza di molti, si è svolto il dibattito sul Fair Play, in cui protagonista assoluta è stata la necessità da più punti ribadita, di trovare un rinnovato stile di vita basato su rispetto e correttezza.

Ad ospitare l’incontro è stato lo Stadio di Domiziano, dietro piazza Navona, nel cuore di Roma. 

Il termine Fair Play è di derivazione sportiva, ma il primo a coniarlo è stato un uomo di cultura, William Shakespeare, che lo usò per indicare un comportamento di cortese lealtà fra i protagonisti delle sue opere. Gli inglesi presero il termine in prestito dall’illustre Shakespeare per trasportarlo poi nel mondo dello sport, del Rugby in particolare, ove divenne indice di una competizione da svolgere all’insegna dell’onestà e della correttezza. Fair Play è un modo di fare sempre più riconosciuto come sinonimo di buon comportamento, di un sano rapportarsi all’altro, che iniziò ad essere esteso e portato ad ogni istante ed occasione del vivere. Fair Play come idea d’interazione empatica è oggi da considerare un’esigenza impellente, un grido d’aiuto per una società che sta implodendo e che ha davvero necessità di ritrovare la sua umanità. Dallo sport si è deciso di uscire fuori dal campo e di regalare al mondo questo suo status di confronto/incontro con l’altro. Al fine di rendere esecutivo tale progetto e dargli risonanza, la più ampia possibile, si è deciso per la creazione di un Organismo Internazionale, “con il sostegno del CIO (120 Paesi) dagli anni Settanta (Parigi e Budapest le sedi) ed europeo dal 1994 (40 Paesi), con il riconoscimento del COE (Ass. Europea dei Comitati Olimpici) e con sede a Viennal’International Fair Play Committe. A questi fa riferimento l’European Fair Play Movement e per il nostro Paese, Il Comitato Nazionale Italiano Fair Play.  

L’incontro al Domiziano è stato voluto proprio dal Comitato Italiano, con l’appoggio ed il Patrocinio degli Organismi Internazionali, nonché dell’Ufficio Informazione Italia e del Parlamento Europeo, e naturalmente in collaborazione con il CONI per cui era presente il Segretario Generale Roberto Fabbricini. A fare gli onori di casa il giornalista responsabile della rubrica “Costume e Società del TG2-RAI Emilio Albertario. Ruggero Alcanterini, Presidente del Comitato Italiano Fair Play, ha voluto farsi promotore dei principi cardine del Movimento, andando anche a spiegare come il C.N.I.F.P. voglia non solo occuparsi di promuovere un atteggiamento competitivo sano in tutte le discipline sportive, ma desideri portare questo concetto ad avere una diffusione capillare sul territorio. In tale suo proposito gli si è affiancata l’A.N.C.I. con cui è stato stipulato un protocollo, finalizzato a promuovere deleghe al Fair Play, nei territori comunali. Per questo nel 2010 è stata attivata anche una campagna di prevenzione, in concorso con l’Ordine dei Medici e quello dei Farmacisti, per diffondere una cultura dello sport come cura del benessere e della buona forma del corpo, ad ogni età. La condanna verso chi, in gara o sugli spalti, agisce in modo scorretto, se non criminoso, è netta.  

In Italia il Comitato Nazionale del Fair Play opera dal 1994, con sede presso lo stadio Olimpico di Roma. Dallo sport verso la diffusione di un sistema di vita vero e proprio, il primo passo d’estensione di Fair Play è stato quindi quello che vede una Mens sana in corpore sano (concetto che noi di Italianbabylon.net sosteniamo e promuoviamo da sempre, qui come nelle trasmissioni in web radio), come primaria forma di rispetto e cura della persona.

Dalla cura del proprio io e da un ritrovato e affermato amore per se stessi è partito Mons. Georg Gànswein, Prefetto della Casa Pontificia, che nel suo intervento al dibattito ha portato questo come primo di 4 principi cardine per un modello virtuoso di vita all’insegna del Fair Play. Un secondo principio da seguire è quello da usare nell’interazione con l’altro, “l’altro da se che va ascoltato senza distrazioni; questa è una forma di educazione oggi messa fortemente alla prova da una società in cui ognuno è ripiegato su se stesso ed il proprio ego; verso un’umanità in cui ognuno resta chiuso nel suo mondo isolato da tutto e tutti, in cui ciascuno è lontano dall’altro. Viviamo in un tempo pieno di distrazioni e così, mentre ci stanno parlando guardiamo il cellulare o la televisione, o il computer e pensiamo ad altro, noi siamo li ma la nostra attenzione e lontana. Noi non ascoltiamo. Ecco, eliminare ogni forma di distrazione mentre l’altro ci parla e dargli la giusta attenzione è sicuramente un ottimo modo per iniziare a ritrovare un corretto e leale atteggiamento di relazione verso il prossimo. Come dice Papa Francesco, il riutilizzo di termini come: grazie, scusa, prego, è fondamentale”. Altro passo importante per costruire sani rapporti è il rispetto delle idee altrui, “anche se le riteniamo errate o contrarie al nostro pensiero: bisogna ascoltare senza interrompere e poi semmai rispondere educatamente proponendo la nostra idea diversa”. Lasciare libertà di espressione sempre e comunque è fondamentale per allontanare insane forme di ostilità e di attrito, che portano solo ad un vicolo cieco e non servono a nessuno. Ultimo, ma non per ultimo, Mons. Gànswein invita a fare attenzione alla scelta ed all’uso delle parole perché, “proprio le parole sono armi potentissime, in grado anche di uccidere” .

 “Ricominciamo dal Fair Play” è stata anche l’occasione per lanciare la prossima assegnazione del Domitianus Fair Play International Award, “riconoscimento che intende promuovere il tema dei valori etici a livello globale”, come ha ribadito Ruggero Alcanterini che, oltre ad essere Presidente del Comitato Italiano Fai Play, è anche membro del Comitato Esecutivo dell’ISCA (International Sport and culture Association) in programma il prossimo 5 aprile presso la struttura capitolina dello stadio Olimpico. Tra i candidati, presente anche al dibattito ed in rappresentanza della sua città, il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, che ha voluto sottolineare come: “l’amore è la chiave di tutto, perché se ami sei già predisposto a fare tutto. In riferimento alla tragedia che abbiamo avuto, questo si può tradurre con il cercare di trovare la forza per andare avanti. Tutti i media dicono che Amatrice non c’è più: io invece dico che c’è eccome, perché ci siamo noi, ci sono le persone, i suoi abitanti e le persone vanno mese sempre prima delle cose. Sono le persone che hanno fatto, fanno e rifaranno Amatrice”. Il sindaco ha sottolineato come i tanti soccorritori accorsi abbiano contribuito a creare uno stato di empatia e solidarietà umana, che è stato fondamentale. “Nel contatto con quanti ci hanno portato aiuto, ho capito che non sono le divise a fare gli uomini, bensì sono gli uomini che fanno le divise. In questa occasione, tutti noi amatriciani abbiamo avuto modo di conoscere molte persone belle e questo ci ha portati a riflettere su come l’unione, la solidarietà fra persone, la comunità, sia una risposta fondamentale, la risposta più importante, quella che va oltre il singolo e parla di gruppo come forza contro le avversità. In un contesto così ognuno smette di sentirsi solo, abbandonato ed impotente, ma inizia a pensare guardando avanti, alla rinascita, a ripartire per creare qualcosa di ancora migliore di quanto gli è stato portato via.  Lo dico ancora: tutti noi dobbiamo cambiare modo di pensare e smettere di dare più valore alle cose, rispetto alle persone ed alla vita”.

Una consapevolezza ferma questa espressa da Pirozzi, che noi condividiamo e gridiamo da tempo. Noi come molti altri, in pieno accordo con il sindaco di Amatrice, siamo desiderosi di vedere un’umanità leale, coraggiosa, rinnovata ed in pace con i suoi simili, con le altre forme di vita e con il mondo che ospita tutti.

A portare la voce di chi è deputato ad amministrare la giustizia, c’era Antonio Marini, già Avvocato Generale della Corte di Appello di Roma. Spinosa la questione dell’amministrazione della giustizia che troppo spesso sembra proprio ingiusta, come anche lui fa notare. “Gli uomini possono sbagliare, e tutti siamo umani, anche i Magistrati ed i Giudici, ma dobbiamo portare decisamente delle migliorie. Particolarmente a cuore ho la questione della durata del processo, a mio avviso punto di partenza cruciale. La legge assicura la ragionevole durata del processo ed invece questo principio è oggi disatteso e quanto mai lontano dalla realtà dei fatti, con delle conseguenze pesanti. Dobbiamo interrogarci su come abbiamo fatto ad arrivare a tal punto, un punto in cui la legge non riesce a fare il suo dovere, aprendo a tutta una serie di ingiustizie a catena. Nel mio settore vedo troppe prescrizioni. L’errore giudiziario non dovrebbe esserci ma, poiché le decisioni scaturiscono da un essere umano e un essere umano può sbagliare, ecco che avviene. La sfida è cercare di evitarlo. Monta la polemica sul rito abbreviato, nato nel tentativo di evitare che processi interminabili portino alla prescrizione dei reati. Il pericolo col rito abbreviato è che ne possano usufruire anche personaggi con delitti pesanti alle spalle, come ad esempio i mafiosi o chi è meritevole dell’ergastolo, che in tal modo riuscirebbe ad evitare le pene che gli spettano, godendo dello sconto di pena. Il rito abbreviato è meno garantista ma grazie all’accorciamento dei tempi permette infatti lo sconto di 1 anno dalla pena, il che vuol dire che magari un mafioso condannato all’ergastolo, potrebbe col rito abbreviato usufruire dello sconto di pena. C’è una grande differenza fra l’ergastolo ed una pena di 30 anni di reclusione. Queste sono le cose che possono generare ingiustizia”.

Tutti concordiamo che dobbiamo rieducare noi stessi all’uso di gentilezza, cortesia e gratitudine quando ci rivolgiamo a qualcun’altro e la pensa così anche Gian Paolo Meneghini, Direttore dell’Ufficio Informazione del Parlamento Europeo. In materia di Unione Europea, in questo periodo in cui spirano venti che portano alla messa in discussione dell’Europa Unita, Meneghini ha sottolineato l’importanza dell’incontro di culture e della ricchezza che l’altro ha da offrire con la propria diversa esperienza di vita. “L’Europa siamo noi – ha ribadito – e nelle nostre differenze possiamo trovare un maggior motivo per essere uguali ed in empatia, rispetto a tutte quelle cose che ci differenziano. Questo lo ho sperimentato tempo fa, mentre ero a Bruxelles e facevo anche l’allenatore di una squadra composta da 22 persone, di 17 diverse nazionalità. Eravamo tutti diversi ma accomunati da un obiettivo comune e dal fatto di essere tutti umani: uniti nonostante le differenze culturali. Ho vissuto a Washington D.C. e a Bruxelles ed ho sempre avuto la conferma di quanto siano maggiori le cose che ci uniscono da quelle che ci dividono. Credo che sia necessario ricominciare a creare dei rapporti sani, fare un bel bagno di umiltà ed iniziare ad ascoltare di più l’altro“.

Con il suo intervento, il presentatore Claudio Lippi ha messo l’accento sulla comunicazione mediatica  ed ha espresso l’impellente necessità di cambiare drasticamente rotta, per dar vita ad una comunicazione sul modello del Fair Play. “Dobbiamo smettere di spettacolarizzare i drammi e la violenza, uscire dal culto crescente di un’informazione del dolore, una comunicazione urlata e di scontro. Basta con i confronti politici in cui regna l’insulto verso l’avversario. Mettiamo fine allo show che non conosce rispetto ed apriamo ad una comunicazione positiva, educata, costruttiva, gentile e solidale con il prossimo da noi“.

Il dibattito, in attesa dell’assegnazione dei Fair Play il 5 aprile, presso la sede ufficiale dell’Olimpico di Roma, ha quindi visto l’assegnazione di 2 Premi speciali

Assente all’ultimo per motivi di salute lo scienziato Premio Nobel James Watson, colui che ha scoperto l’elica del DNA.Sono davvero dispiaciuto – ha scritto in un messaggio di saluto ai presenti – di aver dovuto rinunciare all’ultimo minuto per motivi di salute, al mio viaggio nella splendida Roma ed alla mia partecipazione all’incontro sul Fair Play. Il mio primo pensiero va alla popolazione italiana vittima del terribile terremoto, ed in particolare alla città di Amatrice, che avevo avuto l’opportunità di visitare in una mia precedente visita, alcuni anni fa, nel corso di un mio viaggio in Italia. Ho proposto ai colleghi del Consiglio, i quali hanno accettato e si sono dichiarati d’accordo all’unanimità, di assegnare un Premio Speciale a questa città. Nel voler salutare tutti i presenti, mi piacerebbe porgere un breve pensiero: con la mia ricerca e la scoperta della struttura elicoidale del DNA, ritengo di aver dato il mio piccolo contributo all’umanità, ma proprio l’umanità può dare un ben più grande contributo ed aiuto a se stessa, iniziando a trovare un modo di vivere all’insegna della civiltà e del vivere in modo Fair Play”.

Assente anche la nostra scrittrice Dacia Maraini, che dagli Stati Uniti ha voluto proporre di sostituire “la parola Fair Play con  la parola italiana gentilezza, come modo di essere del mondo e di rispetto dell’altro”.