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MUNEDAIKO a Roma – quando il ritmo risveglia lo spirito

30 Giugno 2019 - ARCHIVIO

Di: Fabiana Carucci

Direttore editoriale www.italianbabylon.net

In occasione della Festa del 29 giugno, nell’ambito dell’Estate Romana, presso i giardini della Filarmonica Romana, che ha organizzato la serata in collaborazione con l’Istituto  Giapponese di Cultura, si sono esibiti i MUNEDAIKO nella preziosa arte dei tamburi giapponesi.

Il pubblico ha promosso a pieno i protagonisti, regalando loro un tutto esaurito e lunghi applausi con un’insistente richiesta di bis.

La performance dei fratelli Yahiro è stata straordinariamente perfetta, con una sintonia di movimenti che richiamavano un corpo unico ed un flusso energetico spirituale estremamente coinvolgente, dall’inizio alla fine.

I MUNEDAIKO sono un duo, ed a volte anche un trio, voluto e creato nel 2014 da Mugen Yahiro, leader del gruppo, nato in Italia da padre giapponese ed in stretta connessione con la cultura del Sol Levante, per diffondere nel nostro Paese, e non solo, quest’antica pratica. I tamburi giapponesi sono infatti molto di più di un semplice strumento musicale e richiamano un vero e proprio rituale di origine tradizionale e popolare, volto a sviluppare un’energia connettiva nata dall’espressione spirituale e fisica del corpo che percuote lo strumento.

Ho iniziato circa 14 anni fa – ci ha raccontato Mugen Yahiro, il fratello più piccolo che ha dato il via al tutto coinvolgendo poi anche i 2 maggiori – quando ho visto un maestro artista giapponese che è venuto in Italia, Motoyuki Yinhua, ed ha fatto uno spettacolo. Da lì ho iniziato a studiare e sviluppare l’arte del Taiko e dopo circa 4 anni sono entrato in un gruppo di musicisti professionisti di tamburi giapponesi ed ho vissuto un lungo periodo in Giappone  specializzandomi. Tutto l’allenamento era finalizzato per portare quello che facevamo dalla vita quotidiana allo spettacolo; la corsa la mattina tutti i giorni, circa 10 Km, prima di colazione e poi un intenso allenamento fisico”.

I Munedaiko raccontano ad Italianbabylon come la costanza di un allenamento fisico quotidiano, unito a quello artistico-spirituale ed ovviamente musicale, abbia non solo formato la loro professionalità, coinvolgendo pian piano tutti e 3 i fratelli, ma sia stato anche cruciale nella formazione delle loro personalità e della percezione individuale del vivere e dell’essere.

L’arte del Taiko vuole portare verso un ascolto più interno    – ha proseguito Mugenpiù spirituale e profondo, quasi religioso, rivolto comunque verso l’animo umano: il corpo si unisce al tamburo e si crea una fusione non solo con lo strumento, ma anche tra i vari membri del gruppo”.

Il richiamo di questa forma artistica è spirituale e rivolto all’umanità per portare l’attenzione al di fuori del mondo materiale, verso la riscoperta di valori più fondamentali ed eterei, troppo messi ancora in secondo piano per “cercare di valorizzare al massimo la propria vita – come ha sottolineato ancora Mugenin qualsiasi ambito si voglia approfondirla”.

Abbiamo voluto centrare l’attenzione proprio sull’aspetto emozionale e questa volta è Naomitsu Yahiro a specificare che: “mentre suoniamo restiamo fortemente concentrati sulla connessione con lo strumento e tra noi e c’è molto ascolto, non solo verso il ritmo, ma proprio per l’armonia ed il respiro che si crea tra quelli che suonano, come anche con chi ascolta”.

L’attenzione quindi è rivolta si all’interno del gruppo e sulla performance ma, allo stesso tempo e modo, forte è anche la connessione con chi riceve il messaggio ed a sua volta rimanda sensazioni ed emozioni agli artisti.

I prossimi appuntamenti vedono i MUNEDAIKO a Torino il 5 luglio ed il 6 in provincia di Brescia.

Per chi fosse interessato ad avvicinarsi a questa forma artistica, assieme ai MUNEDAIKO, gli artisti tengono lezioni a Milano, Brescia, Bologna, in Veneto ed a Pescara.